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Freud aveva ragione: il vero rischio siamo noi

Data pubblicazione: 07 agosto 2026

Autore: Cecilia Para

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Sigmund Freud sosteneva che gran parte delle nostre decisioni nasce da dinamiche di cui non siamo pienamente consapevoli. Se avesse osservato il comportamento degli investitori, probabilmente avrebbe trovato numerose conferme alle sue teorie. Davanti al denaro emergono infatti emozioni profonde come paura, speranza, fiducia e bisogno di controllo.


Quando si parla di investimenti si pensa spesso a numeri, dati e mercati. In realtà, le decisioni finanziarie sono influenzate anche dalle emozioni e dal modo in cui ciascuno di noi vive il rapporto con il rischio.



C'è il cliente prudente, che cerca sicurezza e stabilità. Valuta attentamente ogni scelta e teme le perdite più dei possibili guadagni. La sua forza è la disciplina, ma il suo limite può essere l'eccessiva cautela.


C'è il cliente seguace, che tende a lasciarsi influenzare dalle opinioni degli altri, dalle notizie e dalle mode del momento. Rischia di investire perché "lo fanno tutti", più che per una reale convinzione.


Troviamo poi il cliente analitico, amante dei numeri e delle statistiche. Studia, si informa e approfondisce, ma talvolta può cadere nell'errore di credere che la conoscenza elimini completamente l'incertezza.


Infine c'è il cliente dinamico e intraprendente, attratto dall'innovazione e dalle nuove opportunità. La sua energia è una risorsa preziosa, ma l'entusiasmo può trasformarsi in impulsività.


Qualunque sia il profilo, tutti gli investitori hanno qualcosa in comune: nessuno è immune dalle emozioni.

Si potrebbero infatti verificare azioni diverse in funzione della tipologia di cliente che si è:

  1. La paura può spingere a vendere nel momento peggiore.
  2. L'entusiasmo può portare a comprare quando i prezzi sono già saliti.
  3. L'eccesso di fiducia può far sottovalutare i rischi.
  4. L'incertezza può bloccare decisioni importanti.


La finanza comportamentale ha dimostrato che molti errori non nascono dalla mancanza di informazioni, ma dal modo in cui la nostra mente le interpreta.

È qui che entra in gioco il vero valore del consulente finanziario; non perché sappia prevedere il futuro o perché possieda formule magiche per ottenere risultati eccellenti, ma perché aiuta il cliente a mantenere lucidità quando l'emotività rischia di prendere il sopravvento.

Questa è la parte del mio lavoro più difficile: aiutare il cliente prudente a non farsi guidare solo dalla paura, far capire al cliente influenzabile a distinguere i fatti dalle mode, supportare il cliente più razionale nel mantenere una visione equilibrata, ed infine cercare di aiutare il cliente dinamico a trasformare l'entusiasmo in una strategia sostenibile nel tempo.

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La vera consulenza non consiste nel trovare il prodotto perfetto, ma nel costruire un percorso coerente con gli obiettivi della persona, accompagnandola nei momenti favorevoli e in quelli più difficili.


Per questo la relazione tra cliente e consulente non è soltanto tecnica: è fatta di ascolto, fiducia, confronto e consapevolezza.


E tornando a Freud, forse la sfida più grande non è battere il mercato.

La sfida più grande è conoscere se stessi.

Perché molto spesso il rischio più importante non si trova nei mercati finanziari, ma nelle emozioni che proviamo di fronte ad essi.

Il valore di un consulente sta proprio nell'aiutare a riconoscere, gestire e trasformare le decisioni migliori per il nostro futuro.


E tu che tipo di cliente sei?

Buona giornata




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